sabato 21 ottobre 2017

TNNE

TNNE – Wonderland
Progressive Promotion Records
Distribuzione: G.T.Music
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2017


Chi ha vissuto negli anni ’80 il Neo Prog come me, sa cosa vuol dire emozionarsi con il suono IQ, Marillion, Pendragon e compagnia bella. I loro punti di riferimento sono stati soprattutto i Genesis ed i Pink Floyd, questo ovviamente in senso generale. L’ondata negli anni a venire sembra non essersi fermata, lasciando strada facendo altri segni importanti, con gruppi come Arena ed i più recenti Transatlantic. Chi è ferrato nella materia sa bene che sto parlando di due supergruppi composti da musicisti derivanti da altrettante band importanti del settore, tutto questo per dire che il Neo Prog è sempre stato attivo sino ai nostri giorni.
I TNNE sono il progetto dell’ex tastierista lussemburghese dei No Name, Alex Rukavina e del cantante Patrick Kiefer. TNNE sta per The No Name Experience e se andiamo a mettere nella loro discografia anche i lavori a sigla No Name, allora con questo “Wonderland” si giunge al sesto lavoro in studio.
Il gruppo oltre ai citati artisti è completato da Gilles Wagner alla batteria, Michel Casadei Della Chiesa al basso e a grande sorpresa si aggiunge il chitarrista Claudio Cordero dei cileni Cast, altra importante band del settore, in attività dal lontano 1978. Non da meno l’importanza del sax suonato da Fred Hormain, altro ospite nel disco.
Nell’ormai classica edizione cartonata della Progressive Promotion Records, si può godere di un artwork davvero intrigante ad opera di Noria & Flowerville, accompagnato da un libretto nel quale risiedono tutti i testi delle canzoni. Le tracce contenute sono nove, compresa la bonus track finale scritta da Florian Di Marco e cantata in lingua francese (l’unica, tutto il resto è in inglese) dal titolo “Le Fil Du Temp”.
Il disco si apre con gli otto minuti di “My Childish Mind”, suddiviso a sua volta in due trance, l’”Opening” e “The Thrill”. Tastiere e sax ci accolgono su una ritmica spezzata di chiara matrice Neo Prog. Il suono è pulito, mettendo in evidenza le caratteristiche sonore degli strumenti, il tutto è ben calibrato e dal suono ampio. La voce di Kiefer si paragona al buon vino, che con il tempo diventa più corposa e consapevole delle proprie capacità. Molta enfasi e si bada più all’emozione che alla grande tecnica, la quale fa capolino quando serve per alzare il tiro dell’emotività. Importante per tutto ciò il lavoro delle tastiere.
Una fase iniziale elettronica accompagna sopra una ritmica serrata l’introduzione della più Hard “Eye Of A Storm”, grazie ad un riff di chitarra distorto e fendente. Ma come si sa, i cambi di tempo e di umore sono all’ordine del pentagramma nel genere in analisi, e questo i TNNE lo sanno e ne fanno tesoro. Nel frattempo molto piacevole il solo di chitarra.
Bel momento di voce e piano in “Katrina Killed The Clown” e qui le atmosfere che seguono sono bene rappresentate dall’artwork di copertina. Il brano non sfigurerebbe di certo nella discografia di Clive Nolan (Pendragon, Arena, etc.).
La melodia è curata anche negli arrangiamenti, tutto molto semplice e delicato, “Wonderland” sta a testimoniarlo. Altra prerogativa del Neo Prog è il cantato spesso logorroico, il maestro Fish (Marillion) ce lo ha dimostrato, cosi’ Nicholls degli IQ e guarda caso qui ci sono tutti gli ingredienti giusti. Segue “Final Fantasy”, a mio gusto personale vero e proprio singolo dell’album. Il ritmo sale con “Frozen In Time” così l’epicità dell’ascolto, e qui  si colgono reminiscenze RPWL per chi li conoscesse. Più generica “Glittering Lights” mentre il disco si chiude con l’ottima “Eight Week”, vero calderone di materia descritta in questa recensione. La bonus track “Le Fil Du Temp” è intrigante ed il sax la impreziosisce oltremodo.
“Wonderland” è quindi composto da musica variegata, senza troppi fronzoli e ben confezionata, un genere che dimostra ancora una volta il suo buon stato di salute e a seguire i TNNE, in ottima forma, sanno oramai dove andare a parare. L’esperienza in fin dei conti insegna, e noi nel frattempo ne godiamo. MS


domenica 15 ottobre 2017

Glad Tree



GLAD TREE "Ostinatoblu"


Nell'ultimo album dei GLAD TREE le note di copertina sono del sottoscritto, ma il vero valore è la musica che contiene. Da avere.



GLAD TREE: “OSTINATOBLU”” – UNA NUOVA USCITA M.P. & RECORDS DISTRIBUITA DA G.T. MUSIC DISTRIBUTION

CD – Prezzo: euro 12,90
Label: M.P. & Records – In uscita il 22 Settembre 2017
Sample: “Ostinatohttps://youtu.be/bWVowe6OXNs
Gli strumenti acustici vibrano, hanno una frequenza, come le nostre anime. Quando questi elementi si sovrappongono perfettamente, si viaggia alla scoperta di nuovi mondi-. La ricerca sonora puo’ entrare in simbiosi con la melodia semplice e la serenita’, ed e’ un nido sull’albero della felicita’. Il ritorno al Blues, dove tutto e’ puro e sincero… La fonte. Fermarsi ad ascoltare, non a sentire. Il caos e’ fuori.” Dalle note di copertina di MASSIMO MAX SALARI.
Ostinatoblu” e’ il secondo lavoro dei GLAD TREE gruppo che mette insieme il talento di MARCELLO CAPRA e MARIO BRUNO, entrambi membri dei PROCESSION negli anni ’70 e di LANFRANCO COSTANZA, che con grande inventiva e maestria percorrono le vie del Blues acustico ma anche strizzando l’occhio al jazz e rendendo omaggio ad un grande compositore classico come Johann Sebastian Bach proponendo la famosissima “Bourrée” dalla Suite in Mi Minore per liuto in una propria visione a meta’ strada tra l’originale classico e la celeberrima versione dei Jethro Tull. Inoltre altre due cover impreziosiscono il contenuto sonoro di questo disco: “Mystery Train” di J.Parker/S.Phillips e “Waiting for the right time” di J. Mayall.
L’album viene pubblicato da M.P. & Records (www.mprecords.it) e distribuito da G.T. Music Distribution (www.gtmusic.it); la data di uscita e’ il 22 settembre.
Prodotto da GLAD TREE e VANNUCCIO ZANELLA.
Il sito ufficiale della band e’: www.marcellocapra.com
Pagina Facebook dei GLAD TREEhttps://www.facebook.com/aliantemusica/
GLAD TREE :
MARIO BRUNO: corno, tastiere
LANFRANCO COSTANZA: flauti, armonica, voce
MARCELLO CAPRA: chitarre elettriche ed acustiche
Tracklist:
1  – Ostinato (4:00)2  – Hardog (4:29)3  – Dog Blues (4:12)4  – Mystery Train (4:09)5  – Flower Blues (3:27)6  – Waiting for the right time (4:57)
7  – Sarnano Blues (4:30)8  – Giamaica Blues (4:43)9  – Canone (6:47)10 – Bourée (3:31)

sabato 14 ottobre 2017

Aiperion

AIPERION – Il Tempo Utile All’Addio
Autoproduzione
Genere: Psychedelic / Progressive Rock
Supporto: cd – 2017


La band friulana (Udine) Aiperion ha una lunga attività alle spalle, si forma nel 2001 e si esprime con  un cantato inizialmente in lingua inglese. Il trio composto da Daniele Treu (chitarra e voce), Fabio Sant (basso) e Leonardo Modonutto (batteria) si esibisce in diverse date live e raggiunge anche un terzo posto al concorso nazionale Pagella Rock nel 2005. Quello che propongono è ciò che in definitiva noi scribacchini andiamo a collocare nel calderone Progressive Rock, in quanto le influenze di stili racchiusi nella loro musica sono differenti, comprese le sperimentazioni. Si denotano la Psichedelia, del Post Rock, Stoner e tutto quello che il Prog Rock degli anni ’70 ci ha dato come eredità, King Crimson in primis.
Sono sempre in fermento e in continua ricerca di nuove forme d’arte, comprese colonne sonore per cortometraggi e documentari, una vivacità che porta gli stessi strumentisti ad avere sempre uno spirito alto ed una creatività accelerata. Il primo lavoro ufficiale risale al 2007 con il titolo “Through The Total Glare”, composto da otto tracce. Esso riceve buoni consensi sia in ambito live che nel web.
Oggi ritornano all’attenzione del pubblico con “Il Tempo Utile All’Addio”, presentato in ben cinque copertine differenti, per la gioia dei collezionisti, tutte realizzate da Bernardetta Giordano rappresentanti  l’attimo struggente dell’addio.
Undici le canzoni, a cominciare da “Nota Dolente” con i testi penetranti di Daniele Treu. Suono sferzante su una ritmica precisa e potente coglie subito l’attenzione dell’ascoltatore, compreso il gustoso ritornello. Più spensierata “Borderline”, e le chitarre giocano un ruolo importante, sia per il riff che per l’andamento a tratti nervoso stile Fripp. Con “Il Diavolo Probabilmente” si scorge il lato più ricercato e duro degli Aiperion, nella ritmica e nella struttura del brano dedita ad una sorta di schiaffo e bacio, fra durezza e quiete. Le chitarre distorte proseguono anche nell’intro di “Riflessi”, canzone dalla buona armonia ed una attenzione particolare alla formula canzone.
Nella musica non si manifestano molti assolo, la band bada al sodo e la tecnica che dimostrano di avere i tre componenti non sfocia mai in logorroici passaggi, piuttosto tendono a spingere sull’energia formando un vero e proprio muro sonoro.  Giunge la quiete nell’inizio di “Ultimi Immortali”, la canzone che spezza giustamente l’ascolto, arricchita da archi e ben arrangiata.
“Verme” potrebbe essere un single in quanto in esso trovo tutti gli ingredienti giusti, riff orecchiabile compreso. A seguire la quasi strumentale “Vanvera”, vetrina bella e buona per le doti tecniche e compositive. Ancora archi nell’inizio di “Testacoda” mentre la voce di Treu è quasi sussurrata e la canzone a questo punto si può dire in pieno stile Aiperion, schitarrate annesse. Gradevole l’intervento delle tastiere. Non manca un breve momento acustico, qui voce e chitarra acustica dal titolo “Vascello Steppa”, ma attenzione non è una vera e propria ballata. Concludono il disco i due frangenti “Fantasmi I” e Fantasmi II”, quest’ultimo è una sorta di brano fantasma nel puro senso del termine, ma non vi voglio rovinare la sorpresa.
Buono il suono, ben registrato ed equilibrato, solo in rari frangenti la voce è sovrastata dagli strumenti, per il resto nessuna pecca.

Un disco che non conosce attimi di stanca e che ben si adatta ad un ruolo di tutto rispetto nella nuova ondata di band italiane dedite a questo genere. Energia da prendere. MS

Contatti: aiperions@gmail.com 

sabato 30 settembre 2017

Quarto Vuoto

QUARTO VUOTO – Illusioni
Lizard Records
Distribuzione: BTF - GT Music - Pick Up - Ma Ra Cash – Syn-Phonic
Genere: Neo Prog / Psychedelic Prog
Supporto: cd – 2017


Il termine Progressive Rock nel tempo ha assunto differenti significati, questo ha fatto sì che attorno ad esso si aggiri oggi molta confusione. Basta visitare la pagina web Progarchives per rendersi realmente conto di quanti sottogeneri è composto il Prog odierno. Generalmente il termine si attribuisce ad una musica “datata”, anni ’70, sinfonica e piena di lunghe suite, tuttavia esso viene  estrapolato dal lontano Jazz degli anni ’50 in “Progressive Jazz” dove il significato sta proprio per  “Progredire”. Non necessariamente sperimentazione obbligatoria, ma innesti di vari generi che con gli anni comunque si sono formati naturalmente grazie all’evoluzione dei tempi. E qui scatta la confusione. Ma la musica per se è un mezzo semplice per emozionare, le parole non servono, come diceva Frank Zappa “Parlare di musica è come ballare di architettura”, e quindi veniamo alla musica.
I Quarto Vuoto suonano un Prog completamente strumentale che bene si incastonerebbe nella discografia Kscope, ossia quello sognante e ricercato alla Porcupine Tree prima era, ma anche con lo sguardo rivolto al passato, non mancano i riferimenti ai King Crimson più nervosi. Lo spirito della band è quello di colpire l’animo dell’ascoltatore con le sue arie, senza sprofondare in inutili tecnicismi, anche se la chitarra svolge un lavoro molto importante e la ritmica è ben rodata e presente con sferzate o virgole a seconda delle necessità. Le tastiere non sono mai invasive, piuttosto da tappeto ed atmosfera che da imponenti assolo. Il disco si presenta suddiviso in sei tracce, tutte di media e lunga durata. L’artwork oscuro è realizzato da Lorenzo Giol e bene si amalgama all’ascolto della musica.
Ma chi sono i Quarto Vuoto? Sono un gruppo trevigiano oggi composto da Edoardo Ceron (basso), Nicola D'Amico (batteria), Mattia Scomparin (tastiera e pianoforte) e Luca Volonnino (chitarra). Si formano nel 2010 e all'inizio del 2014 pubblicano con il cantante e violinista Federico Lorenzon l'omonimo EP autoprodotto “Quarto Vuoto”, ricevendo ottime recensioni da critici del settore sia in ambito italiano che internazionale. Partecipano e vincono nel tempo differenti contest fra i quali Vicenza Rock contest 2013, Veneto Rock contest (Treviso) 2013 e FreeYoungMusic 2011.
Ma anche in studio le atmosfere riescono a convincere l’ascoltatore, fra crescendo sonori ed arie leggiadre su note di pianoforte.
Il disco si apre con “Nei Colori Del Silenzio”, dove suoni di tastiere circondano subito l’ascoltatore sollevandolo dal mondo terreno. Un giro armonico decisamente semplice trascina ipnoticamente la melodia, mentre la batteria interviene sporadicamente e delicatamente. Un trip psichedelico tanto per iniziare il viaggio che prosegue con “Coscienza Sopita”. E’ il basso che introduce all’ascolto, per poi dialogare con la batteria più impegnata e presente. La chitarra echeggia inizialmente con sferzate psichedeliche per poi procedere in un lungo solo di Crimsoniana memoria.
I Quarto Vuoto dimostrano di avere personalità e se mi azzardo a fare qualche paragone è solo per indicarvi le sonorità intraprese, questo per l’onestà di cronaca.
Molto interessanti gli undici minuti di “Impasse” con Giulio Dalla Mora come ospite al sax tenore. Interessanti perché c’è un inizio pacato, oscuro, psichedelico e ricercato, quasi Krautrock per poi sfociare in un crescendo elettrico di matrice decisamente Math Rock. Altri undici minuti di musica piena, elettrica e ricercata, questa volta in “Apofis”, dove torna anche il sax. Il lato più duro del gruppo si esibisce in questo frangente.
Giochi con eco di chitarra in “Due Io” per poi gettarsi nella distorsione. Il brano si alterna quindi fra schiaffo e bacio.
Il momento migliore a mio gusto personale risiede nella conclusiva “Tornerò”, con solo enfatico e una melodia davvero toccante. Molti ci coglieranno i Mostly Autumn, altri del Prog italiano anni ’70, tuttavia è l’insieme che funziona, grazie anche al violino dell’ospite Mauro Spinazzè.

Un disco decisamente maturo, dove i componenti dimostrano di sapere il fatto loro e se mi consentite lasciatemi fare ulteriori complimenti perché suonare oggi del Prog strumentale è davvero coraggioso, praticamente una nicchia nella nicchia. Molto valido. MS

domenica 17 settembre 2017

Aliante

ALIANTE – Forme Libere
M.P. & Records
Distribuzione: G.T. Music Distribution
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2017


Da una costola di Egoband (Jacopo Giusti e Alfonso Capasso sono stati membri del gruppo), si plasmano gli Aliante. Il nome lascia già presagire gli intenti sonori e il paesaggio in cui si vuole andare ad interagire. Sono formati da Enrico Filippi (Moog Sub 37, Kurzweil pc3 61 kore expansion, Roland Fantom G6, Yamaha P120, Korg Trinity plus), Alfonso Capasso (basso Ibanez Musicians, basso Fender Jaguar, distorsore Electro Armonix Big Muff, testata Mark big bang, monitor Ampeg) e Jacopo Giusti (batteria Yamaha Stage Custom, piatti Paiste Signature, Zildjian, Stagg e Gong Ufip).
“Forme Libere” è anche il titolo dell’intro narrato che porta all’ascolto di questo lavoro composto da otto canzoni, dove (lo avrete già intuito) le tastiere la fanno da padrona.
“Kilowatt Store” mette immediatamente in chiaro il fattore vintage, ossia la passione del trio alla musica Prog degli anni ’70 e visto lo schieramento, non possono che venire alla memoria gli EL&P, i Quatermass e le nostre immense Orme. Infatti le fughe strumentali lasciano decollare l’ascoltatore in un volo pindarico che tuttavia senza il rumore di un motore è silenzioso e puro.
I nostri non si perdono in inutili virtuosismi, l’ascolto va a godere di una musica che presto si ritaglia un angolo sia del nostro cervello che del cuore. Melodie semplici e a tratti toccanti, come in “Tre Di Quattro”, minisuite di quasi dieci minuti fanno del sound Aliante una vera boccata di ossigeno per il nostalgico Prog fans.
E via a planare verso “Etnomenia”, musica più Folk e Jazz, il lato della band che cerca di sperimentare di più, anche nelle ritmiche date dalle percussioni, quindi cambi di ritmo e di umore al suo interno.
“Kinesis” è un contenitore di musica scintillante, in cinque minuti tante emozioni e suoni da ascoltare in assoluto silenzio ad alto volume per poterne cogliere al meglio le caratteristiche. Tuttavia vorrei che passasse soprattutto il concetto di semplicità, perché gli Aliante come già detto, non fanno elucubrazioni ma badano al sodo, attingendo nella loro esperienza di musicisti e nella singola  passione musicale.
“Coda: Marea 03” è un breve intervento sonoro molto in stile Orme che porta all’ascolto della successiva “L’Ultima Balena”. Bellissimo l’inizio del piano in stile classico, una musica senza tempo che si articola ovviamente in più tasselli come genere ci insegna.
L’album completamente strumentale si conclude con la seconda mini suite dal titolo “San Gregorio”, in essa anche la ripresa di “Kinesis”.

Per chi vi scrive non esiste un brano migliore di un altro, tutti vanno a cozzare con il piacere del mio ascolto in quanto molto di parte, essendo io un grande amante delle band riferimento da me citate in precedenza, tuttavia faccio i complimenti agli Aliante per aver composto questo mosaico semplice e dai color pastello. Colori tenui, sempre gradevoli e mai esagerati. Cura per la musica, per i suoni e le melodie, un disco che fa affiorare la memoria ai tempi che furono , ma anche goderseli con la tecnologia di oggi. Consigliato agli amanti del genere. MS

giovedì 7 settembre 2017

Isproject

ISPROJECT – The Archinauts 
BTF/AMS Records
Genere: Post - Progressive Rock
Supporto: Soundcloud – 2017


Isproject è un duo di Andria formato nel 2013 da Ivan Santovito (voce, tastiere, synth, violino, basso) e Ilenia Salvemini (voce) dedito al filone Rock Progressive, quello moderno ma con l’attenzione rivolta anche al passato. Oggi viene definito Post Progressive Rock. “The Archinauts” è l’album d’esordio, e che i ragazzi abbiano talento da vendere  non solo è dimostrato dalla musica proposta ma anche dalla produzione di Fabio Zuffanti, nostrano musicista e scrittore tuttofare di Genova. Aggiungerei a questo punto anche talent scout.
Esordire con BTF/AMS è un altro messaggio che fa intendere la qualità del materiale proposto da Isproject, invece su quella sonora non mi posso esprimere più di tanto, in quanto l’ascolto  da me effettuato è derivato da Soundclouds, quindi non dal mio stereo, tuttavia sembra di buona qualità. Analogo il discorso per l’artwork, non a mia disposizione.
Le sette canzoni che compongono “The Archinauts” sono orecchiabili, supportate egregiamente da tappeti di tastiere che faranno la gioia di chi ama il Mellotron, Hammonds e molto altro ancora. L’intelligenza compositiva di Ivan Santovito risiede nell’equilibrare le  influenze sonore a lui care, fra il passato ed il presente, per cui ecco estrapolare all’ascolto frammenti di Orme, Banco, EL&P,  Yes, King Crimson, Genesis, ma anche Steven Wilson, Ayreon, Riverside, Muse, Anathema e molto altro ancora.
Le tastiere dicevo, esse fanno l’ossatura sia melodica che trainante  nel complesso, gran piano compreso nei frangenti più toccanti. La voce di Ivan ben si amalgama alle strutture sonore pur senza strafare e anche nei momenti più alti risulta gradevole e mai forzata (vedi “Lovers In The Dream”, in questa canzone mi sembra anche di riconoscere una chitarra familiare quella de “La Certezza Impossibile” nell’album di Zuffanti, in un assolo fantastico, ma potrei sbagliarmi). Richiami a Wilson li capto in “The Mountain Of Hope”, e quando parte il Mellotron tutto assume una valenza epica e spaziosa, uno dei frangenti più belli dell’intero lavoro, sarà anche perché amo Le Orme e qui ne colgo certa essenza.
L’album si apre come in numerosi altri casi con una “Overture”, qui però vero e proprio pezzo, non semplice “intro”. In esso già si denotano le caratteristiche del sound Isproject, vero calderone di suoni ed emozioni.
Tendenzialmente non vorrei descrivere brano per brano, in quanto il piacere dell’ascolto ve lo devo pur lasciare, e d’informazioni al riguardo ne ho già date molte, lasciatemi però sottolineare la soavità della conclusiva minisuite “Between The Light And The Stone”, piccolo gioiello sonoro grazie anche alla voce di Ilenia. Lasciatemi altresì dire che qui mi sembra di percepire maggiormente  lo zampino di Zuffanti.
Un esordio bellissimo, musica per la mente e per il corpo sotto ogni punto di vista, da avere e ascoltare più volte e questo consiglio non è rivolto soltanto a chi ama questo genere, ma anche a chi dalla musica esige grandi emozioni.

Intanto segno il nome Isproject sul mio taccuino di marcia. Schedati. Alla prossima. MS

sabato 2 settembre 2017

Roberto Frattini

ROBERTO FRATTINI – Little Domestic Ghosts
Psych Up Melodies
Genere: Blues / Psichedelico
Supporto: cd – 2017




Dopo il disco di esordio del 2014 dal titolo “La Memoria Delle Maschere'', ritorna il polistrumentista napoletano Roberto Frattini . A supportarlo è sempre la Psych Up Melodies di Fabrizio Di Vicino, con il quale nel tempo partecipa nel progetto Sistra.
Nel bagaglio culturale dell’artista, risiedono differenti stili musicali, che variano dal Progressive Rock, alla Psichedelia passando per il Blues, il Rock ed il cantautorato.
Il nuovo album “Little Domestic Ghosts” è composto da undici brani, di cui dieci rivisitazioni di canzoni degli anni ’20, ’30 e ’40 e uno, il conclusivo “Fratt Rag”, ad opera di Frattini stesso.
Tutti gli strumenti sono suonati dall’artista che comunque si coadiuva di special guest come Nevio Pizza (chitarra acustica in “Devil Got My Woman”), Francesca Filippi (basso in “Devil Got My Woman”) e Fabrizio Di Vicino (basso in “Fratt Rag”). L’artwork è ad opera di Edmondo Danti.
Grande Blues iniziale con “Rattlesnake Blues” di Charley Patton, Padre del Delta Blues del Mississipi verso la fine degli anni ’20. Il pezzo viene ri-arrangiato con chitarra acustica ed elettrica.
Subentra l’ausilio dell’elettronica e vocoder in “Hard Times Killing Floor” di Skip James, chitarrista e pianista americano famoso soprattutto per la sua “I'm So Glad”, ripresa dai Cream negli anni '60. Sua anche la cover “Devil Got My Woman” con un interessantissimo arrangiamento. Potrebbe benissimo uscire da un album dei Jethro Tull (quelli Folk/Blues ovviamente). Non manca il tributo alla grande Bessie Smith, cantante americana soprannominata “l’imperatrice del Blues” negli anni ’20 e ’30 con il brano “Carless Love”, una ballata gentilmente calda e “Hounted House Blues”.
Seguono due capostipiti della storia del Blues entrambi ciechi, Blind Willie Johnson con “Dark Was The Night Cold Was The Ground” e Blind Lemmon Jefferson con “Black Snake Moan”. Quest’ultimo è considerato fra i pionieri ed ispiratori di artisti successivi come Robert Johnson. Ancora una volta gli arrangiamenti di Frattini donano all’ascolto calore e rotondità, un suono avvolgente e spiritualmente toccante. E giù di slide guitars.
Rimanendo negli anni ’20 si giunge al suono di Hambone Willie Newbern del Tennessee con il brano “Roll And Tumble”, qui rispolverato e arricchito di nuova freschezza, più gioiale e giocoso. Buono l’uso della chitarra elettrica. Si torna al Delta Blues con Bukka White ed il brano “Good Gin Blues”, ritmato e graffiante. Ultimo tributo, ma solo per ordine cronologico e non per importanza, viene dato al chitarrista Blind Boy Fuller, fra i più influenti artisti dell’area Piedmont Blues, mentre la conclusiva e breve “Fratt Rag” è un saggio delle qualità chitarristiche di Frattini, davvero eccellenti.
Un album da ascoltare con un buon whiskey in mano, seduti e rilassati perché c’è di che godere e soprattutto onorare. MS



Sistra

SISTRA – Bearing
Psych Up Melodies
Genere: Sperimentale, Psichedelico, Progressive
Supporto: cd – 2011


“Bearing” è l’album d’esordio della band napoletana Sistra. Esso è una raccolta di brani registrati tra il 2005 ed il 2007.
Fabrizio Di Vicino (basso, batteria, chitarre, sintetizzatori, cori) è l’ideatore del progetto, dedito alla musica Psichedelica e a tutto quello che ruota attorno alla sperimentazione relativa. Inizialmente l’album è prettamente strumentale, per poi trovare il connubio con la canzone grazie all’incontro fra Fabrizio e la pittrice napoletana Gaia Vittozzi. Di lei anche la copertina del disco, le mani legate sembrano voler ricercare la libertà, proprio come la musica proposta nel disco, libertà da molti canoni.  Nel realizzare il tutto Di Vicino si coadiuva di artisti come Salvatore Pisano (organi e sintetizzatori) e appunto Gaia Vittozzi (voce). Non mancano neppure special guest, ossia Roberto Frattini (armonica, piano elettrico, cori), Barbara Radi (voce, cori) e Luigino Rubino (sintetizzatori).
La musica che si ascolta in “Bearing” ha diversi punti di riferimento, che variano dal Prog anni ’70 come in “Una Pedina“, alla Psichedelia supportata sia con ottime chitarre che con l’elettronica. Tuttavia la melodia nei dodici brani che compongono l’album, gioca un ruolo fondamentale, sperimentazione si, ma  relegata comunque alla formula canzone.
Spesso trovo ponti con certi passaggi in stile Orme, come ad esempio in “Chiaroscuri”. Belle ed importanti le chitarre elettriche in “Paralleli”, mentre la Psichedelia pulsante  abbraccia in “Onde”. Non esulano attimi acustici, come nell’inizio di “Le Parole”, canzone che poi sfocia nella distorsione della chitarra elettrica e nei suoni synth. Decisamente Prog ed acida, con cambi di umori è “Ziqqurath”, una delle mie preferite nell’insieme. La title track è energica, uno squarcio di suoni che rappresentano bene come ho avuto modo di dire in precedenza, le mani legate della copertina. Vorticoso basso all’inizio della “Crimsoniana” “Drunk Flight”, per lasciare successivamente spazio a del Krautrock eletronico periodo primi Kraftwerk. Analogo il discorso per “Living Casket”. Il resto lascio a voi il gusto di scoprire.
I brani tutti di medio lunga durata, raggiungono il totale di settanta minuti di musica.
Non apprezzo molto la registrazione delle voci che risultano a volte lontane  in una sorta di eco che non rende loro giustizia, ma questo è solo questione di gusto personale.
 Un esordio interessante, soprattutto per i seguaci dei generi e dei gruppi che ho citato. MS



SISTRA – Communication Deferred
Psych Up Melodies
Genere: Space Rock, Psichedelia, Krautrock
Supporto: cd – 2014




Non vi nascondo subito che ascoltare un album di musica Psichedelica, al confine del Krautrock, con il cantato in italiano non è un fatto usuale, almeno per chi vi scrive. Ne resto colpito dai testi comunque interessanti e non banali.
I Sistra sono una band campana (Napoli) che si forma attorno la metà degli anni 2000 per esordire  discograficamente nel 2011 con “Bearing”, e sono formati da Fabrizio Di Vicino (basso, chitarra, batteria, tastiere, cori), Roberto Frattini (organo, armonica, cori), Biagio Vesce (batteria) e Barbara Milizia (voce). Il cd supportato da un piccolo libretto contenente i testi, è composto da dodici tracce.
Apre “Falene” e quello che si evince al primo impatto è che la registrazione non è delle migliori, in quanto l’oscurità dei suoni offusca troppo l’operato della band. Un arma che a volte può giocare a favore di certe atmosfere ma che in generale penalizza. La voce di Barbara Milizia da il meglio nei momenti più sentiti e pacati, quando si alza di tono spicca troppo rispetto alle strumentazioni, probabilmente questioni di volumi.
“Lupi” gioca con le voci e le coralità in una atmosfera che a tratti attinge negli anni ‘60/70 ma che torna ai tempi nostri grazie agli interventi di tastiere ed ai giochi Psych Rock. Bel viaggio mentale con “Shard Of Winter”,  formato da registrazioni strumentali al contrario, Psichedelia pura. “Antilopi” mette in evidenza l’ottimo lavoro al basso di Fabrizio Di Vicino, ed è uno dei frangenti migliori del disco, anche grazie al lavoro delle tastiere e della chitarra. Il tutto sembra improvvisazione, in realtà nasconde una buona cultura nei confronti di un certo tipo di Krautrock.
Più vicina alla formula canzone “Eon”, anche se sempre in veste Space Rock. Ancora una volta la voce  non è equilibrata rispetto all’insieme. Notevole “Radar Pulse”, altro viaggio supportato da elettronica e chitarre “fuzz”, i migliori Sistra assieme a “Homing Missile” e “Fantasmi”. Conclude il disco la buona “Blue Overdose”, mini suite attenta ai dettagli e dalle numerose sorprese (strumentalmente parlando) che non voglio svelarvi per mantenere vivo l’interesse attorno a questo secondo album dei Sistra.

In conclusione voglio dire che il disco potrebbe essere stato decisamente migliore se avesse avuto una cura maggiore, perché di carne al fuoco in esso ce n’è molta e anche di qualità, soprattutto in ambito emotivo, in realtà mi sembra più un demo. Tuttavia complimenti alla band che si muove in territori non certo usuali e lo fa con buona personalità, cosa rara ai nostri tempi. MS

martedì 8 agosto 2017

FABRIJAZZ 2017

FABRIJAZZ  2017








Al termine di questa edizione di FABRIJAZZ ci sentiamo di ringraziare tutti coloro che credono nei nostri progetti, li sostengono aiutandoci a realizzarli.
In primo luogo i ragazzi, giovanissimi, giovani e meno giovani, che mossi dalla curiosità dall’amore per la musica, dal desiderio di migliorare se stessi, dal piacere di suonare insieme si sono iscritti numerosi ai nostri corsi. Una settimana intensissima, piena di musica: prove, Jam Session, gruppi orchestre concerti… le lezioni si sono svolte all’interno della Scuola Marco Polo gentilmente concessaci come ogni anno dal Dirigente Antonello Gaspari.
Poi ci sono gli artisti : Gli Insegnanti dei corsi che oltre a produrre il concerto della prima serata hanno aperto le jam session, aiutando sostenendo, accompagnando gli alunni. Lamberto Di Piero, Isabella Celentano, Gianludovico Ludovico Carmenatii, Mauro Gubbiotti, Roberto Bisello, Paolo Del Papa, i docenti occasionali che hanno prodotto brevi ma interessanti laboratori tematici: Andrea Morandi e Mauro Cimarra
Un discorso a parte merita il concerto del 25 agosto di Patrizio Fariselli reso possibile dal generoso contributo di Airforce: Urbano Urbani è un imprenditore che crede nelle potenzialità di chi produce ed opera per Fabriano e a lui va tutta la nostra stima e riconoscenza.
Un altro fondamentale contributo è arrivato da Mario D’Alesio del Relais “Il Marchese del Grillo” che ci ha messo a completa disposizione sale per la conferenza stampa, ha ospitato il Maestro Fariselli e ha organizzato una cena a carattere latino, con le nostre jam session, aperte dalla musicalità di Isabella Celentano con la chitarra di Rehinold Kletzander e a sorpresa il maestro Fariselli che ha suonato con gli allievi e gli insegnanti del corso, donandoci una grande lezione di libertà e senso dell’improvvisazione; suonando insieme al più giovane alunno del corso Alberto Cutuli (10 anni), un grande artista si vede anche da questi piccoli generosi gesti, non smentiti il giorno successivo dalla masterclass e dallo splendido concerto serale in un susseguirsi di colori, culture, sonorità acustiche del piano ed elettronica tra reale e virtuale: un viaggio dell’anima della natura sonoris nella splendida cornice dell’Oratorio della Carità in una sala gremita un pubblico di amatori, musicisti e non (tra il Pubblico c’erano anche Massimo Manzi e Renato Gasparini, già legati a Patrizio in vari progetti).
Le Jam Session (FABRIJAM) si sono esplicate in un clima gioioso e coinvolgente grazie al contributo de “Lo Sverso”, “Il Mercato Coperto”, “Tanning Pub”. Tanti contributi economici e organizzativi sono giunti DIAP s.r.l., Ottica Palma, lo Studio Abbatelli.
Il Saggio finale è stato un esplosione di entusiasmo degli alunni che hanno prodotto il concerto con i gruppi di musica d’insieme e con la Big Band di Fabrijazz diretta dal Maestro Paolo del Papa che ha preparato magistralmente la Big Band. Il Sindaco Gabriele Santarelli ha voluto presenziare e consegnare le borse di studio che ogni anno FpM mette a disposizione per gli alunni più meritevoli e gli assessori Ilaria Venanzoni e Simona Lupini hanno consegnato gli attestati agli alunni.
Per noi tutti nel consiglio di FpM coinvolti sia nei corsi che nell’organizzazione (Fabio Bianchii Diego Prioretti, Francesco Bellocchi, Pino De Maria, Deborah Barocci, Serena Scortichini) è stato un lavoro molto faticoso ma che vale la pena di essere replicato, perché in fondo lo scopo è un sano divertimento che insegna a tutti qualcosa che va al di là delle nozioni tecniche, riscoprendo valori che solo la musica può veicolare.
Ma noi siamo instancabili e crediamo che Fabriano possa avere una vocazione nella produzione di eventi culturali ed artistici che muovano turismo ed educazione e formazione: la città possiede gli spazi basta solo valorizzarli. E noi già stiamo progettando Oltre alla Popular Music School, tra due mesi l’edizione FabrijazzWinter e speriamo che la sensibilità che l’Amministrazione Comunale e dei nostri amici sostenitori non venga a mancare.
A nome di FpM Grazie infinite.
Marco Agostinelli



L’associazione Fabriano Pro Musica cura l’organizzazione di un breve festival di jazz nella nostra città. Per il quarto anno consecutivo proponiamo una settimana densa di corsi, concerti e jam session nei locali che oramai a Fabriano fanno della musica dal vivo un sistema di promozione culturale oltre che gastronomico.

CORSI
Pianoforte, archi, chitarra, contrabbasso e basso elettrico, batteria, strumenti ad ancia, ottoni, flauto

Armonia, Canto, Laboratorio di Improvvisazione, Musica d'Insieme, Laboratorio Ritmico, Canto Corale

LABORATORI TEMATICI
Storia del Jazz, laboratorio didattico sulla storia del jazz, ascolti guidati e video di concerti e film famosi, utilizzo pratico di software musicali, editing, e scrittura musicale, laboratorio ritmico, laboratorio di Big Band, improvvisazioni vocali e strumentali in chiave jazz, Jam Session.

== 25 AGOSTO SPECIAL GUEST: PATRIZIO FARISELLI ==

Dopo aver frequentato il Conservatorio di Pesaro, dove studia pianoforte con il maestro Sergio Cafaro. Nel 1972 entra nel gruppo Area sostituendo il pianista Leandro Gaetano qualche mese prima di incidere il primo album del gruppo Arbeit Macht Frei.

Così’ negli anni settanta inizia a suonare con musicisti come Demetrio Stratos (ex Ribelli), Victor Edouard Busnello, Giulio Capiozzo, Patrick Djivas, Paolo Tofani e Ares Tavolazzi, che sostituirà Djivas. Nel 1977 incide un disco solista, Antropofagia, influenzato da John Cage, per piano preparato. Dopo quasi un decennio di fervida
attività, all’inizio degli anni ottanta l’avventura degli Area si interrompe e riprende solo nel 1997, quando Fariselli registra con Capiozzo e Paolino Dalla Porta, l’album Chernobyl 7991.

L'evento si svolgerà presso i locali dell'Oratorio della Carità a Fabriano.
MASTERCLASS ORE 18.00
CONCERTO ORE 21.30




== ORARIO DELLE LEZIONI ==

Martedì 22/08 (preiscrizioni)
18.00 Film tematico Jazz “ Round Midnight” di Bertrand Tavernier Presentato da Andrea Morandi
21.30 concerto degli insegnanti Lo Sverso - Fabriano

Mercoledì 23/08 INIZIO CORSI
09.00 - 11.00 Strumento
11.00 – 13.00 musica d’insieme
14.30 -15.30 Armonia
15.30 – 16.30 Tecnica dell’improvvisazione 
16.30 - 17.30 Laboratorio (storia del jazz)
17.30 – 19.30 Big Band/Laboratorio Corale
21:00 - JAM – The Tanning PUB 

Giovedì 24/8
09.00 - 11.00 Strumento
11.00 - 13.00 Musica d’insieme
14.30 -15.30 Armonia
15.30 - 16.30 Tecnica dell’improvvisazione 
16.30 - 17.30 Laboratorio (Software per la Musica)
17.30 - 19.30 Big Band / Laboratorio Corale
20:30- Cena FabriLatinJazz, Resort Relais Marchese del Grillo, Insegnati + Jam

Venerdì 25/8
09.00 - 11.00 Strumento
11.00 - 13.00 Musica d’insieme
14.30 -15.30 Armonia
15.30 - 16.30 Tecnica dell’improvvisazione / Laboratorio Corale
16.30 - 17.30 Laboratorio Ritmico
18:00 - 19.30 Master Class Patrizio Fariselli
21:30- Concerto Patrizio Fariselli Oratorio della Carita’


Sabato 26/8
09.00 - 11.00 Strumento
11.00 - 13.00 Musica d’insieme
14.30 -15.30 Armonia
15.30 - 16.30 Tecnica dell’improvvisazione 
16.30 - 17.30 Laboratorio Musicale 
17.30 - 19.30 Big Band / Laboratorio Corale
21:00 Jam al Mercato Coperto Fabriano

Domenica 27/8
10.00 - 11.00 Strumento
11.00 – 13.00 musica d’insieme
14.30 – 16.30 Big Band / Laboratorio Corale
ORE 18:00 SAGGI Loggiato San Francesco
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DOCENTI

OTTONI – Paolo Del Papa
BATTERIA –Roberto Bisello
CANTO – Isabella Celentano
CHITARRA – Lamberto Di Piero
SAX/FLAUTO – Marco Agostinelli
CONTRABBASSO/BASSO ELETTRICO – Gianludovico Carmenati 
PIANOFORTE– Mauro Gubbiotti 
LABORATORIO RITMICO – Mauro Cimarra
CINEMA E JAZZ – Andrea Morandi
(giornalista e critico cinematografico)
*NEW! Archi – Gianni Pieri

MODALITÀ DI ISCRIZIONE

Per accedere al corso “FabriJazz” edizione 2017 si dovrà eseguire l’acquisto dell’articolo ‘Acconto’ disponibile alla pagina http://www.fabrianopromusica.it/prodotto/acconto-fabrijazz-2017/
L’acconto della quota di iscrizione ai corsi completi dovrà essere pari all’importo di 50,00.
Il saldo dovrà essere effettuato nella prima giornata dei corsi.
– corso completo (inclusivo della masterclass di Patrizio Fariselli): € 180
– corso completo minorenni: € 130
– solo masterclass di Patrizio Fariselli: € 30
L’iscrizione sarà considerata valida solo dopo il completamento del modulo e dell’invio dell’acconto della quota di partecipazione.

MODALITÀ DI PAGAMENTO

Acconto e Masterclass prenotabili sul sito  www.fabrianopromusica con pagamento online (via Paypal o con carta di credito)
OPPURE versando le quote previste su carta postepay (dal tabaccaio o all’ufficio postale):
Intestatario: Marco Agostinelli
Codice Fiscale: GSTMRC66A06A271O
Numero Carta: 4023 6006 4646 4315

RINGRAZIAMO PER LA COLLABORAZIONE:

Airforce SpA Made in Fabriano nella persona di Urbano Urbani per il concerto di Patrizio Fariselli,  Ottica Palma, Relais Marchese del Grillo, Ing. Adriano Abatelli, Mercato Coperto Fabriano, Lo Sverso - Fabriano, The Tanning PUB.